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Assegno Divorzile e Investigazioni

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Assegno divorzile e investigazioni private

L’importanza di effettuare tempestivamente delle indagini matrimoniali serie e tempestive si evince anche dal comportamento della giurisprudenza italiana in materia di assegno divorzile. In estrema sintesi se non si scopre subito, con prove valide ed inoppugnabili da esibire in Tribunale, i comportamenti del coniuge, poi non vi è più nessuna possibilità di modificare le statuizioni economiche che si sono decise, con danni incalcolabili per la parte soccombente...


 


Con sentenza del 22/01/10 la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza con la quale, conformemente a quanto sentenziato in passato, si avalla il diritto all’assegno di mantenimento divorzile dell’ex coniuge che nel frattempo si e’ rifatto una vita, che ha una relazione di convivenza more uxorio e un figlio concepito nell’ambito della stessa.

In sintesi questa è la questione: lui un benestante medico con anche un’attivita’ di artista da cui trae un notevole introito economico, due figli da una precedente unione. Anche lei medico, pero’ di modeste condizioni economiche, senza figli. Si incontrano e si sposano. Il matrimonio dura circa due anni e mezzo, si separano, e infine divorziano, senza figli. Nelle more del giudizio di divorzio lei cambia citta’, incontra un altro uomo con cui intrattiene una convivenza, diventa madre. L’ex marito non sa nulla di tutto questo e non puo’ pertanto farlo presente ai giudici se non tardivamente, e il giudizio si conclude pertanto con un assegno divorzile a suo carico di circa 1000,00 euro in favore della donna.

Solo successivamente viene a scoprire tutto, la nuova vita della ex coniuge. E scopre che ha cambiato residenza, acquistato una casa per le vacanze e una per i propri genitori, insomma si e’ davvero rifatta una vita. Chiede allora al tribunale, in ragione di questa nuova e mutata situazione e anche in ragione della minima durata del matrimonio, che tolga l’obbligo di mantenimento della sua ex coniuge. La sua domanda viene respinta. Infatti, dapprima la Corte d’Appello ed in seguito la Corte di Cassazione affermano che non possono esser valutati i fatti che all’epoca del processo di divorzio gia’ potevano esser dedotti in giudizio (appunto la nascita del figlio della donna e la convivenza more uxorio con un nuovo compagno), anche se non noti al marito. Purtroppo e’ proprio cosi’.

In gergo si dice che il giudicato copre il dedotto e il deducibile, ossia: quando c’e’ un processo aperto su un argomento si deve dire tutto quello che si sa o che si potrebbe/dovrebbe sapere, altrimenti non si potra’ piu’ fare nulla, se non pagare. Leggi la sentenza per esteso Cassazione civile  sez. I, 22 gennaio 2010,  n. 1096


Fonte: http://investigatore.altervista.org

 


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